
Ci sono momenti in cui una storia professionale finisce e ti accorgi che, in realtà, quello che stai lasciando non è soltanto un lavoro.
Il 30 settembre 2026 si chiude il mio percorso professionale in Diageo, iniziato il 27 settembre 2021.
Cinque anni, dunque... Cinque anni fatti di chilometri, clienti, appuntamenti, eventi, riunioni, obiettivi, risultati raggiunti, problemi da risolvere e giornate in cui il programma previsto al mattino veniva spesso stravolto in corso d'opera; cinque anni di trattative, di incontri e, soprattutto, di persone. Ed è proprio dalle persone che voglio e sento di dover ripartire.
Ogni percorso professionale, prima o poi, arriva a una conclusione, fa parte del gioco, anche se nel mio caso, avrei immaginato un finale diverso. Un lavoro iniziato "quasi per caso" e con un'area, Le Marche, che conoscevo molto poco dal lato HoReCa. Un contratto inizialmente part time a tempo determinato, diventato poi full time a tempo indeterminato, con una società di marketing per cui Diageo era un cliente importante ed io la persona sul territorio che in qualche modo contribuiva a tutelarne gli interessi.
Già 9 mesi dopo, con una prim grande riorganizzazione, eccomi diventare responsabile dell'area adriatica, con una zona di competenza che andava da Ravenna a Vasto. Area che avrei seguito fino all'ottobre 2024 quando, "con un colpo di bacchetta magica", dall'alto si decideva che in Romagna sarebbe andato qualcun altro e che, dunque, mi ero "meritato" l'Umbria e il Molise, oltre a continuare sulle Marche e l'Abruzzo. Divenivo così "il signore delle quattro regioni": l'unico in Italia con una zona tanto ampia...
E continuavo a non essere, ufficialmente, un dipendente diretto di Diageo... Fino al 07.01.2026, quando, di fatto, quasi lo diventavo, passando a lavorare come contractor, tramite agenzia di somministrazione lavoro: "L'ultimo passo prima di poter finalmente diventare diretto", si diceva...
Questa pazza estate 2026, con 2000 persone tagliate dall'azienda a livello mondiale e circa 100 in Italia (senza tener conto delle persone in collaborazione esterna tramite agenzia, o degli indiretti, come me), ha portato a far saltare completamente il banco. Si è deciso di cambiare del tutto la strategia aziendale in Italia (e non solo) e a quel punto, improvvisamente...in tanti, non serviamo più. La conclusione del rapporto, dunque, è arrivata prima rispetto a quanto inizialmente previsto e il modo in cui tutta la situazione è stata gestita mi ha lasciato, inutile nasconderlo, una certa delusione.
Non è mia intenzione trasformare queste righe in un atto d'accusa, né credo che questo sia il luogo giusto per entrar
e nei dettagli di decisioni aziendali che non mi competono.
Credo però che sia legittimo dire che, quando per quasi cinque anni investi energie, professionalità e tempo in un'azienda, ti aspetti che anche la conclusione di quel percorso avvenga con correttezza e tenga conto della storia che è stata costruita. Forse è proprio questo l'unico vero rammarico che mi porto dietro.
Per il resto, preferisco guardare a ciò che rimane e che potrà essere.
Se c'è una cosa che questi giorni mi hanno insegnato, è che un rapporto professionale può terminare, ma non necessariamente terminano le relazioni che si sono costruite: in questi giorni, infatti, ho ricevuto messaggi, telefonate, parole di affetto e attestati di stima da parte di persone conosciute durante questo percorso. Clienti e partner con i quali ho condiviso anni di lavoro.
Imprenditori con cui costruito rapporti che sono andati ben oltre la semplice dimensione commerciale.
Professionisti incontrati magari soltanto poche volte, ma con cui comunque ci si è confrontati varie volte nel corso degli anni e che mi hanno scritto, rammaricati dalla situazione generale dell'azienda e, soprattutto, dalla mia, in particolare. Perchè, tra l'altro, in questi anni sono anche diventato papà e l'idea di non avere più un impiego stabile ora mi trasmette una certa ansia che, in passato, avrei probabilmente vissuto diversamente...
Numerose, per fortuna, le persone che hanno voluto farmi sapere di aver apprezzato il mio modo di lavorare, la mia disponibilità, la mia competenza, ma soprattutto il rapporto umano che sono riuscito a costruire ed è difficile spiegare quanto tutto questo possa valere.
Perché ci sono cose che non finiscono dentro i report, non compaiono nei KPI e non possono essere misurate da un foglio Excel o da un software: la fiducia è una di queste.
Diageo mi ha permesso di vivere il mercato da una prospettiva privilegiata, confrontandomi quotidianamente con realtà molto diverse tra loro: ho potuto conoscere meglio il mondo della distribuzione e della ristorazione, comprenderne le dinamiche commerciali, le esigenze dei clienti e vedere da vicino le trasformazioni di un settore affascinante e anche un po' pazzo, come quello del Food & Beverage.
Tutto questo, ovviamente, mi ha permesso di crescere, professionalmente, certamente, ma anche e soprattutto, dal punto di vista personale.
Ho visto come si muove una grande azienda per vendere, non semplicemente proponendo un prodotto, quanto capendi chi si fa davanti, comprendendone le esigenze, costruendi credibilità, ma soprattutto essendoci quando serve, mantenere una promessa, risolvere problemi e, talvolta, avere anche la capacità di dire “no” quando la situazione lo richiede.
Sono competenze che non appartengono soltanto al mondo commerciale, che mi porterò dietro e potrò mettere a disposizione di nuove realtà.
Questo, dunque, è il punto dal quale voglio ripartire, perchè ovunque andrò e qualunque cosa farò non ricomincerò da zero, ma ripartirò da tutto ciò che ho costruito in questi anni, oltre che dalla mia formazione nel settore alimentare ed enologico.
Ora c'è ulteriore esperienza commerciale maturata sul campo, c'è conoscenza delle dinamiche commerciali di una grande azienda del beverage, oltre che di come funziona il mondo del food e dell'ospitalità.
Tutto questo continuerò ad applicarlo nella comunicazione, nella formazione, negli eventi, nel mondo dei media, e soprattutto, all'interno di una rete di relazioni costruita negli anni e alimentata quotidianamente con il lavoro e con la credibilità.
Sono dimensioni diverse che, nel mio percorso, hanno sempre trovato un punto di incontro: la capacità di conoscere un prodotto, comprenderne il valore e saperlo raccontare nel modo più consono.
È quello che ho fatto in modi diversi prima, durante e accanto alla mia esperienza in Diageo ed è ciò che voglio continuare a fare.
La risposta più semplice è: adesso mi guardo intorno, con curiosità, ambizione e la consapevolezza di avere ancora di più da offrire, perchè non sto cercando semplicemente “un altro lavoro”, quanto un contesto nel quale le competenze, l'esperienza e le relazioni costruite in questi anni possano avere un valore concreto.
Un'azienda del Food & Beverage che abbia bisogno di una persona capace di unire competenza di prodotto, sensibilità commerciale, comunicazione e capacità relazionale. Una realtà che voglia sviluppare il proprio brand, migliorare il modo in cui comunica, costruire relazioni con il mercato o semplicemente avere al proprio fianco qualcuno che conosce profondamente il settore e sappia muoversi al suo interno.
Sono aperto a nuove opportunità professionali, collaborazioni e progetti, sempre con la consueta curiosità e voglia di fare che mi hanno sempre caratterizzato.
Quando si chiude una porta si dice che si apra un portone, ma con capitolo importante che si lascia alle spalle, è inevitabile voltarsi indietro.
Io lo faccio con un po' di amarezza per come si è concluso questo percorso, ma anche con gratitudine per quello che mi ha lasciato, perchè cinque anni non si cancellano con un colpo di spugna, ma restano le esperienze, le competenze, i risultati, i momenti belli e quelli complicati.
Ma soprattutto restano le persone e le relazioni che, se sono state costruite nel modo giusto, non hanno bisogno di un contratto per continuare ad esistere.
Per questo non considero il 30 settembre una fine, ma semplicemente la fine di un capitolo e dopo cinque anni, ho una gran voglia di prendere una pagina bianca e iniziare a scriverne uno nuovo.
Vediamo chi vorrà scriverlo insieme a me.