
C'è una convinzione piuttosto diffusa, soprattutto tra chi non lavora nel mondo dell'informazione e della comunicazione: «Se scrivi per un giornale, allora sei pagato da quel giornale.» Oppure, per una strana conseguenza logica, anche: «Se hai scritto un articolo su un'azienda, evidentemente quell'azienda ti ha pagato per scriverlo.»
No. Non funziona necessariamente così, anzi, il mondo dell'editoria è molto più articolato di quanto si possa immaginare e forse è arrivato il momento di raccontare cosa succede dietro le quinte dei media, partendo proprio da uno dei luoghi comuni più duri a morire.
Una persona può scrivere per una testata giornalistica in qualità di dipendente, ma può anche essere un collaboratore esterno, un freelance, un autore occasionale o una persona che fornisce contenuti senza avere con quella testata un rapporto di lavoro subordinato.
Sono situazioni professionali completamente diverse.
Un professionista può quindi collaborare con più giornali contemporaneamente, proporre articoli, realizzare interviste, seguire eventi, occuparsi di determinati settori o territori e costruire negli anni un rapporto continuativo con una o più redazioni. Questo non significa automaticamente essere un dipendente e, soprattutto, non significa essere pagati per ogni articolo pubblicato.
Tralasciando l'entità del compenso di quei pochissimi giornali che effettivamente riconoscono al collaboratore un introito in denaro, veniamo al secondo equivoco: «Allora quell'articolo te l'ha pagato qualcuno!» Anche qui, la realtà è decisamente più complessa.
Esistono contenuti proposti spontaneamente dal professionista alla redazione ed esistono contenuti che nascono da una richiesta esterna, magari perché un'azienda, un professionista, un ente o un'organizzazione, ha interesse a ottenere visibilità attraverso un determinato argomento.
Sono situazioni diverse e non è corretto farle rientrare tutte nella stessa categoria, perché c'è una cosa che spesso si dimentica: un articolo non compare magicamente su una pagina web.
Prima di essere pubblicato, qualcuno deve pensarlo, documentarsi, contattare le persone interessate, raccogliere informazioni, fare eventualmente interviste, scrivere, correggere, scegliere il taglio, verificare i dati, preparare il materiale e seguire la pubblicazione.
Insomma: è lavoro e qui arriviamo al punto.
Immaginiamo che un'azienda contatti un professionista della comunicazione con una formula del tipo: «Buongiorno, vorremmo che realizzasse un articolo sulla nostra azienda, sui nostri prodotti e sulla nostra nuova iniziativa.»
La domanda corretta che il professionista si pone non è: «Quando lo pubblicherò?» bensì: «Qual è il budget che avete a disposizione per questo lavoro?»
Perché se l'articolo viene richiesto da qualcuno che ha un interesse diretto a ottenere visibilità, non siamo più semplicemente davanti a un'idea giornalistica casuale, bensì davanti a una richiesta di lavoro professionale e questo vale anche quando il lavoro viene mascherato con una formula apparentemente innocua: «Ti segnalo questa cosa, magari potrebbe interessarti per un articolo.»
Certo. Potrebbe interessarmi, ma se quello che viene realmente richiesto è che io dedichi tempo e competenze a raccontare un'azienda, un prodotto, un evento o un'attività commerciale, sarebbe quantomeno corretto capire chi sta chiedendo cosa a chi.
«Ma tanto l'articolo lo pubblichi sul tuo giornale»
No, non è il mio giornale, ma una testata con la quale collaboro e questa distinzione è fondamentale.
Il fatto che io abbia un rapporto professionale con una testata non significa che quella testata sia di mia proprietà, che io ne sia un dipendente o che io possa pubblicare ciò che voglio, quando voglio, per giunta pagato da loro...
Allo stesso modo, il fatto che io abbia una collaborazione editoriale non significa che io debba necessariamente trasformare ogni segnalazione ricevuta in un articolo.
Ho un mestiere e, come qualsiasi professionista, il mio tempo ha un valore.
La cosa ancora più curiosa è che spesso si chiede visibilità per qualcuno che la visibilità la sta cercando e questo è un paradosso.
Mettiamo caso che un'azienda si rivolga ad un professionista della comunicazione perché vuole raccontarsi, o che un libero professionista voglia far conoscere la propria attività, o che un produttore desideri presentare un proprio prodotto o progetto, oppure promuovere un evento.
Tutti obiettivi assolutamente legittimi, ma se l'obiettivo è ottenere visibilità, bisogna riconoscere che quella visibilità ha un valore economico e professionale.
Questo sarebbe altrettanto semplicistico e, per alcuni versi, anche potenzialmente problematico dal punto di vista della deontologia giornalistica (per quanto non è detto che il comunicatore sia per forza un giornalista iscritto all'Ordine).
Esistono rapporti editoriali, notizie di interesse pubblico, segnalazioni, comunicati stampa, collaborazioni consolidate e tantissime situazioni nelle quali il contenuto può essere prodotto senza un compenso diretto, ma c'è una differenza sostanziale tra segnalare una notizia lasciando che sia il professionista a valutare se questa possa essere di interesse per la redazione e richiedere espressamente un articolo sulla propria attività.
Nel secondo caso, è perfettamente legittimo parlare anche di budget.
Il problema non è chiedere, quanto dare per scontato e questa, probabilmente, è la parte più importante.
Non c'è nulla di sbagliato nel chiedere una collaborazione e domandare se un professionista sia disponibile a realizzare un articolo.
Non c'è nulla di sbagliato nemmeno nel proporre una collaborazione gratuita, se esiste una ragione editoriale per farlo.
Ciò che è sbagliato è dare per scontato che debba essere gratuita, perché si sottende che sia qualcun altro a pagare per quella attività.
Dietro ad ogni richiesta, infatti, possono esserci ore di lavoro e se il professionista accetta di lavorare gratuitamente, quella è una sua scelta, non certo un diritto di chi gli ha commissionato il lavoro.
Per non parlare, poi, di quelli che se ne escono con frasi del tipo «Ma ti faccio pubblicità»...
Eccoci alla parola magica: visibilità.
«Ti faccio conoscere», «Il tuo nome gira», «Ti leggeranno in tanti», «Puoi farti pubblicità»...
Tutto vero, potenzialmente, ma la visibilità non è una valuta universale con un cambio fisso.
Se un professionista decide che una determinata opportunità ha per lui un valore sufficiente a giustificare il proprio lavoro gratuito, benissimo, ma deve essere lui a stabilirlo, non chi gli commissiona il lavoro.
Perché dire a un professionista: «Non ti pago, ma ti do visibilità» è molto diverso dal dirgli: «Abbiamo un budget di X euro. Ritieni che questa collaborazione possa essere interessante per te?»
Nel secondo caso siamo davanti a due professionisti che stanno semplicemente negoziando una collaborazione, mentre nel primo, si rischia di considerare il lavoro dell'altro come qualcosa che non ha un valore economico.
Infine, un'ultima cosa che forse vale la pena ricordare: chi lavora nei media spesso investe personalmente nel proprio lavoro, nel proprio computer, nei software che utilizza; se fa anche video, in fotocamere e microfoni, oltre che in spostamenti, auto, connessioni, formazione, tempo, telefonate, organizzazione... E soprattutto in competenze maturate negli anni.
Quando chiedete a un professionista di realizzare un contenuto per voi, non state chiedendo semplicemente di «scrivere due righe», state chiedendo di mettere a disposizione tutto questo e il fatto che il risultato finale sia una pagina di giornale, un articolo online, un'intervista, un servizio o un contenuto audiovisivo non rende quel lavoro meno lavoro.
Scrivete, presentate il vostro progetto, raccontate la vostra storia, mandate il comunicato stampa (se c'è), proponete un'intervista, ma non date per scontato che dall'altra parte ci sia qualcuno disposto a lavorare per voi a costo zero e, soprattutto, non confondete tre cose molto diverse: essere pubblicati, essere pagati e essere dipendenti di una testata.
Sono tre concetti distinti.
Conoscerne la differenza significa semplicemente conoscere un po' meglio come funziona davvero il mondo dei media ed è proprio ciò che con questo e con i prossimi articoli, intendo raccontare.
Continuate a seguirmi, quindi, se volete capire meglio come funziona il mondo della comunicazione.